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La storia dell’ex banker che fa il cioccolato più caro del mondo

Appena laureato alla Cornell University, Jerry Toth credeva di essere felice della sua carriera da Yuppie 2.0 nel Financial District di Manhattan. Invece, abbandonò presto quelle strette strade per la vastità delle foreste tropicali dell’Ecuador, dove si rifugiò a 30 anni, nel 2007, per seguire un progetto di riforestazione. E fra quelle foreste avrebbe finalmente trovato la sua strada: fare il cioccolato che al momento è insieme il più sostenibile e costoso del pianeta. Si chiama To’ak, che significa “terra” e “albero” in un antico dialetto locale, e viene venduto in tavolette da 50 grammi che costano minimo 245 euro.

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Ma il prezzo non è tutto, specialmente se supportato da un accurato storytelling. Che dopo lo sbarco da New York prosegue così: esplorando la foresta di Piedra de Plata (nella provincia costiera di Manabì) insieme ad agricoltori locali, Jerry scopre una zona con alberi di cacao abbandonati da decenni. Ne fa analizzare il Dna (non è certo un tipo superficiale) e scopre che si tratta di piante di “Nacional”, la varietà più antica dell’Ecuador (ha almeno 5.300 anni), che si credeva scomparsa dopo l’epidemia botanica del 1916. Compra la zona, la trasforma nella riserva naturale di Jama-Coaque e la gestisce con la sua fondazione Third Millennium Alliance, con cui dà lavoro alle popolazioni locali e pianta nuovi alberi. In una casa di bambù senza elettricità tosta il cacao su bracieri e ne fa cioccolato, aggiungendo solo zucchero di canna, secondo antiche tecniche ecuadoregne. La qualità del prodotto è super, va fatta conoscere al mondo. Nel 2013 arriva un socio, l’austriaco Carl Schweizer, che pensa al packaging di design, un cofanetto di legno di quercia spagnola intagliato a mano che racchiude, oltre alla tavoletta da 50 grammi, una pinzetta di bambù per degustarla senza inquinarla con le dita e un libretto di ben 116 pagine che ne narra le origini.

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Oggi le collezioni in vendita sono sette, alcune già sold out, arricchite con pepe cambogiano, invecchiate per tre anni in casse di ontano delle Ande o in barrique di cognac francese. L’ultima versione è stata lanciata ad agosto ed è frutto di un progetto culturale con la Fundacion Oswaldo Guayasamín, uno degli artisti contemporanei più celebri dell’Ecuador, che offre anche uno speciale tour a Quito. La lista d’attesa per la nuova tavoletta è già di otto settimane. Costa 601 euro, cifra vicina al record di 687 dollari sborsati 17 anni fa all’asta da Christie’s per la barretta di commercialissimo Cadbury che Robert Scott portò con sé per la prima spedizione in Antartide, nel 1901. Saper raccontare una storia rende tutto possibile.