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In un gioiello tutto il destino di una dinastia industriale d’inizio 900: che fine ha fatto la collana di perle di 7 metri di Donna Franca Florio?

Quando aprite comodamente una scatoletta di tonno, ringraziate i Florio. Furono loro, una delle prime dinastie industriali dell’Italia unita, a inventarsi l’impacchettamento del pesce in lattine di metallo. Tutto iniziò quando il capostipite, il calabrese Vincenzo Florio, acquistò dai Pallavicino le tonnare di Favignana, stupenda isola delle Egadi, che a loro volta le avevano avute in concessione dai Borbone, sborsando pare 2,7 milioni di lire dell’epoca. Il tonno si commercializzava fino ad allora in barili, ma le lattine erano molto più resistenti, pronte ad arrivare in porti molto più lontani. L’inventiva dei Florio era dirompente, il momento storico li favoriva: dalla loro Sicilia diedero vita anche alle Flotte Riunite Florio, che nel punto di loro massimo fulgore avevano 106 navi, fra cui i transatlantici facevano la spola fra l’Italia e l’America carichi di migranti. Sotto l’insegna Florio c’erano anche solfatare, cantine (soprattutto di Marsala), aziende chimiche.

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A dar ancora più lustro a quella famiglia resa aristocratica dalla sua abilità negli affari, fu il matrimonio fra Ignazio Junior, nipote di Vincenzo, e Donna Franca Jacona della Motta dei baroni di San Giuliano. Donna Franca, nata nel 1873, era una bellezza per l’epoca, alta, con capelli corvini e occhi verdi, portamento impeccabile. Colta, disinvolta, una signora della Belle Epoque. Era la regina di una Palermo spogliata dai suoi monarchi, il Kaiser Gugliemo la chiamava “la stella d’Italia” ed era “l’unica” persino per Gabriele D’Annunzio che di uniche ne aveva ben poche. I suoi abiti erano di Worth, il massimo del lusso per l’epoca, e venne ritratta da Giovanni Boldini, il pittore dell’high society di allora. Aveva due scimmiette che adorava e che diedero quasi fuoco alla loro villa, anche se alla fine andò in cenere solo una tenda di pizzo del Cinquecento, perché volevano imparare a fumare come gli ospiti dei Florio. Possedeva gioielli favolosi, si dice che le abbiano suggerito di indossarne di più modesti per non far sfigurare quelli della regina Margherita, in occasione di un loro incontro.

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Ma la vita della magnifica donna Franca fu anche segnata da eventi non così sfolgoranti e vere e proprie tragedie: nella prima categoria rientra il furto dei gioielli subito nel 1922, mentre giocava al casinò di Viareggio con la figlia Giulia e l’amica Dory Chapman. Si trovavano dentro una sacchettina di maglia d’oro, l’entità del furto fu valutata in 2 milioni, un’enormità. Ma 20 giorni dopo la refurtiva fu recuperata.
Fra le tragedie, ci sono la morte dei figli, Giovanna, a soli nove anni, e Ignazio, detto “baby boy”, l’unico maschio e pertanto l’unico vero erede dei Florio. La piccola Giacobina visse solo poche ore. Altre due figlie le sopravvissero, Giulia e Igiea. Ma quei dolori la segnarono nel profondo. E se possedeva tutti quei gioielli, si dice, era anche perchè con essi il marito Ignazio cercava di farsi perdonare le numerose avventure. Fra questi “oggetti del perdono” c’era anche una magnifica collana di perle, lunga ben sette metri, un gioiello unico. Si dice che le perle portino lacrime se sono regalate. Forse quella di Ignazio non fu un’ottima idea.

Con quella collana donna Franca si fece ritrarre da Boldini, in questo quadro stupendo

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che ha anch’esso una storia da raccontare: dopo essere stato comparto dal barone Rothschild, cadde in mano ai nazisti, poi sparisce. Di recente è stato ricomprato per 900mila euro a un’asta da Sotheby’s dal proprietario di Villa Igiea, hotel lanciato dai Florio stessi, e che dopo essere stato persino un ospedale oggi è tornato a essere un albergo hotel cinque stelle, dove il quadro spicca fiero nella sala da pranzo con il suo carico di bellezza e ricordi.
Perché sono arrivata fin qui, con questo lungo racconto-premessa? Perchè sarei felice se qualcuno mi aiutasse a scoprire che fine ha fatto quella lunghissima, iconica collana di perle di donna Florio. Non è stata rubata, ma battuta a un’asta nel 1935, organizzata dalla Banca Commerciale Italiana. I Florio avevano bisogno di soldi, il loro impero stava vacillando. Ignazio non era purtroppo all’altezza dei suoi avi negli affari, e il mondo, da parte sua, stava cambiando. Anche se poi, come diceva Tancredi nel “Gattopardo”, ” Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.
La collana lasciò dunque la sua proprietaria, che sarebbe morta 15 anni dopo, praticamente in povertà, in una pensione di Migliarino Pisano. Ignazio scomparve nel 1957. Le sorti umane sono imprevedibili. Sarebbe interessante sapere qual è stato il destino di quel gioiello, come tante vite magnifico e sfortunato.