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All’Elba un’azienda-laboratorio fa profumi di nicchia solo con piante dell’isola. Cercando di ridarle un po’ della ricchezza che ne ha ricavato

Una passeggiata in centro non la facevo da tempo immemore. Diventare mamma ha concentrato incredibilmente i miei tempi e spostamenti, e il gironzolare “out & about” dei vecchi tempi è un lusso di cui probabilmente mi riapproprierò fra qualche tempo. Questa tendenza alla concentrazione, comunque, mi porta a selezionare informazioni e registrare dati con una velocità che avrebbe fatto invidia a Terminator (quando era cattivissimo, poi da buono si è un po’ imbolsito) e a scoprire, nel giro di 15 minuti, qualcosa che merita di essere raccontato. Torno alla passeggiata. Ero in via Frattina, qui a Roma, e il mio sguardo velociraptor ha acchiappato il verdeacqua stupendo di una vetrina che non avevo mai visto. Mi avvicino. Profumi. Yummm. Entro.
Mi sembra di essere in una specie di acquario, o di fondale marino caraibico, oppure in una Spa isolana, tutta lucida di ceramiche e dall’aria sempre un po’ anni Sessanta. E’ il nuovo negozio (in realtà aperto a settembre) di Acqua dell’Elba, un’azienda di profumi artigianali con sede e laboratori a Marciana Marina. Ora, anche se io all’Elba sono stata una volta sola, grazie alla mia amica Cristiana, non potrò mai dimenticare il colore di quel mare e i profumi di quel paesaggio da mini-continente. E quegli stessi colori li ho ritrovati racchiusi nelle vetrinette luminescenti di via Frattina. Come Acqua dell’Elba cerca di racchiudere non solo i profumi dell’isola, ma anche il suo spirito e la sua storia, nelle sue elegantissime boccette.
Mi sono informata: tutto è nato una quindicina di anni fa, quando tre venti-trentenni di Marciana vengono ispirati da un prezioso, delizioso oggetto, cioè il tappo in avorio cesellato, che probabilmente chiudeva il flacone di una altrettanto preziosa essenza, ritrovato nel relitto di un vascello del II secolo che fece naufragio sullo Scoglio della Paolina, fra Procchio e Marciana.

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L’idea è quella di dar vita a un laboratorio di profumi di nicchia, artigianali, fatti secondo regole e modi antichi, per i quali usare solo essenze di piante e vegetali che crescono al sole – o nell’acqua – dell’Elba.
Mai come oggi i profumi artigianali, per intenderci non quelli fatti di essenze sinteticissime diluite in alcool di scadente qualità, il cui prezzo è definito soprattutto dal cachet del testimonial scelto per la campagna pubblicitaria, sono stati apprezzati, ricercati, studiati. Ed ecco spiegato il perché, nel giro di qualche anno, questa piccola realtà è arrivata ad avere un centinaio di dipendenti e una trentina di boutique, perlopiù sull’isola di origine, ma anche a Venezia, Como, Lucca, Firenze e, ultima nata, Roma.
</span></figure></a> (ho preso in prestito questa foto dal blog Roma Shop & More)
(ho preso in prestito questa foto dal blog Roma Shop & More)
Le linee di profumazione sono tre, “Classica”, “Arcipelago” e “Blu, quel delizioso verde acqua “signature” è stato declinato anche su tessuti e accessori. Ma non c’è solo profumo nella storia di questa azienda. C’è anche molrta ricerca, oserei dire molta cultura e voglia di farla. Per esempio, lo scorso anno sono state lanciate due fragranze “limited edition” per ricordare i 200 anni dell’inizio del breve, intenso regno di Napoleone Bonaparte sull’isola, messe in vendita esattamente dall’11 aprile 2014, quando venne firmato il trattato di Fontainebleau che sanciva la nascita del principato imperiale dell’Elba, fino al 26 maggio di quest’anno, giorno in cui ricorreranno i 200 anni della fuga di Napoleone. Sulle boccette del “Bicentenario”, poi, sono state messe come etichette due opere di Silvano “Nano” Campeggi, uno dei più noti e apprezzati cartellonisti cinematografici (suoi, per dire, i manifesti di “Casablanca” e “West Side Story”) che rappresentano Napoleone e la sorella Paolina. Stupende le due fragranze: dentro Napoleone ci sono il limone, il cedro, il mirto, alghe, lentisco e muschio di quercia, in Paolina ecco la menta, il basilico, il giglio di mare, il geranio e il corbezzolo. Niente traccia di patchouli o fava Tonka, per capirci.
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I fondatori di Acqua dell’Elba, però, non si fermano qui. Perché loro, mi sembra di capire, adorano la loro isola e desiderano farla conoscere ben oltre le loro creazioni. Per questo hanno avuto l’idea di delineare dodici percorsi olfattivi fra la natura dell’isola, da scoprire con escursioni pensate in base alle fioriture stagionali, per un totale di ben 130 km di sentieri: c’è quello della lavanda, del corbezzolo a giugno, dei lecci a settembre, del mirto a ottobre. Si sta lavorando per crearne ancora, per far scoprire ai turisti qualcosa di altro dai lettini in spiaggia, qualcosa di alternativo alle chiassose estati, ai sentieri più battuti, anche in senso lato. E’ un modo di pensare, quello di restituire al territorio un po’ di quello che se ne prende, che credo dovrebbe appartenere a molti più imprenditori. Sono cose che poi i clienti capiscono, e apprezzano, al di là di una vetrina-acquario nel centro di Roma.

  • Benedetta |

    Anch’io ho scoperto Acqua dell’Elba l’estate scorsa, durante una vacanza sulla bellissima isola. Bel connubio tra artigianalità, promozione del territorio e marketing del prodotto: i turisti sono attirati dai negozi, diffusi in modo capillare sull’Elba, con quegli interni azzurri che invitano ad entrare….e poi è difficile uscire a mani vuote. Consiglio di dare un’occhiata al loro account Instagram.

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