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Le piu’ innovative e desiderate It bag? Sono quelle di Mansur Gavriel, andate sold out piu’ in fretta dei biglietti degli U2

Una cosa del genere, ve lo giuro, non l’avevo mai vista. “Ho sbagliato colore, ma pur di averne una mi va bene lo stesso”, scrive una fan sulla loro pagina Facebook. “Se non la vuoi te la compro io, allora, vuoi?”, le risponde un’altra. Poi dicono i biglietti degli U2 finiti in un quarto d’ora. Le borse di Mansur Gavriel sono andate “sold out” forse in ancora meno tempo.
Posso confessarlo. Erano mesi, almeno tre, che ogni tanto visitavo la loro home page per vedere se quella scritta “all sold out” si sarebbe mai aggiornata in un “shop now”. Poi, un mese fa, mi arriva una mail, “restocking in december”. Tre giorni fa un’altra, “shop online 12/9”. E oggi, prima che giungesse quella intitolata “shop now” io mi ero gia’ aggiudicata la mia, una small tote bag cammello-royal.

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. Per leggere, un’ora dopo, i commenti indignati di chi aveva fatto tardi ed era rimasta al palo.

Peccato non averne scritto prima, di queste due ragazze, Rachel Mansur e Floriana Gavriel

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. Le avevo intercettate piu’ di un anno fa, non ricordo bene come, e innamorata all’istante delle loro borse, che con orgoglio venivano presentate come “designed in NYC, made in Italy” (!), gli avevo scritto per farmi raccontare la loro storia e le loro creazioni. Mi risposero molto carinamente, raccontandomi come si erano conosciute a un concerto a Los Angeles e poi trovate in un idillio creativo che le aveva portate a fondare questo brand, semplicemente l’unione dei loro due cognomi.
Non so perche’ poi non pubblicai quell’intervista, ma so che quelle risposte sono stampate sulla mia scrivania, come l’ho lasciata prima di andare in maternita’, in modo che dire frettoloso non rende. Peccato non avervi raccontato prima questa storia, perche’ le It bag piu’ fresche, desiderate, contemporanee e innovative insieme, oggi sono le loro. A un prezzo che si aggira sui 5-600 euro, con buona pace delle colleghe con qualche zero in piu’ sul cartellino.

In questo anno di Mansur Gavriel non hanno scritto solo i blog piu’ di nicchia, ma anche magazine mainstream da Vogue ad Harper’s Baazar, il New York Times gli ha dedicato una pagina, mentre le ragazze lanciavano una special edition per Bergdorf Goodman e approdavano da Colette. Un successo planetario. “Ho rinunciato a dormire, qui in Australia, per averne una”, continuo intanto a leggere su facebook.
Provo a interpretare. Come ho gia’ scritto, a costo di passare per una noiosa pappagalletta, credo che il tempo del logo, dell’ostentazione, sia ben passato. Si affacciano sul lusso nuove esigenze, in primis quella di una nuova rilassatezza, consapevole, per nulla tirata ed esclusivista, assolutamente lontana dai tempi della griffe, dell’esibizione della stessa, dall’essere perche’ si ha. Penso che se anche un brand di innovazione come Prada abbia ammesso che il 2014 e’ stato un anno piu’ complesso del previsto (mi pare siano parole dello stesso Bertelli) sia anche per questo.

Le borse di Mansur Gavriel sono un inno all’understatement, allo stile senza affanni, al colore e alla linea, al divertimento, alla qualita’. Sono monocromatiche senza essere banali, di taglia urbana, veloci, le metti con tutto, si invecchiano con te perche’ la pelle e’ tinta con pigmenti vegetali e si prende graffietti e sole come quella di un viso.
Tutte caratteristiche che piacciono sempre di piu’, ovunque. E, non ultimo, sono made in Italy, in Veneto, piu’ precisamente, anche se le ragazze non mi vollero dire con esattezza a quale distretto si rivolgevano, e fatte con pellame toscano. E se il mondo non ci dorme per averle, beh, lasciateci qualche soddisfazione. Anzi, a proposito del caldissimo tema del reshoring, ricordo che mi dissero come le prime borse le avevano fatte produrre in Cina, ma poi avevano subito cambiato idea, ed ecco l’Italia.

La corsa alla Mansur Gavriel, alla quale ho partecipato anche io, e’ finita nel giro di pochi minuti. Adesso vediamo cosa, e quando, arrivera’. Mi aspetto sempre grandi cose da chi sceglie di scommettere su una creativita’ e su un lusso diversi.

  • ila |

    Made in Italy, Veneto, come me…ma se la prendo dal loro sito(se riesco ) devo pagare le spese di spedizione e i dazi doganali…pazzesco!

  • lola |

    Ci credo pochissimo a questa ondata di perbenismo understated; il successo di queste borse è dovuto al connubio prezzo basso-blabla mediatico. E come noto il tamtam mediatico è sempre di breve durata. Chi compra borse di lusso lo fa non solo per piacere personale ma anche perché si sappia che “può”.

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