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Valigie da horror: perche’ servirebbe il dress code del turista

“Questa camicetta va bene per la montagna, questo completo per il mare”: erano queste le frasi che segnavano l’inizio dell’estate per me bambina. Cosi’ mia madre accompagnava il cambio di stagione nel guardaroba mio e di mia sorella, dividendo sul letto gli abitini “adatti” per le settimane che avremmo trascorso, appunto, fra i monti e in spiaggia. Solo poi ho realizzato che quello era il primo “dress code” della mia vita, preciso e indubitabile, molto piu’ rassicurante di quei biglietti con enigmatici “rsvp” e “abito scuro” che sarebbero arrivati poi. Come sarebbe arrivata la liberta’ di vestirmi come mi pareva, al mare, in montagna e in ogni altro posto, con accostamenti stilistici pure parecchio azzardati (la foto di me a 13 anni con un paio di fuseaux – che poi oggi si chiamano leggins- ricoperti di scritte fluo e’ ben nascosta in un cassetto. D’altra parte erano pur sempre gli anni novanta…)

Ma poi, come si dice, si nasce incendiari e si muore pompieri. Sara’ l’eta’ matura, pero’ adesso trovo una nuova sensatezza in quelle suddivisioni di mia madre. Me ne sono accorta qualche giorno fa: stavo vagando per il centro di Roma in scooter – una delle godurie estive della citta’, codificata con maestria da Nanni Moretti in Caro diario -, e nonostante la gioia della ritrovata liberta’, visto che era la prima volta che uscivo su due ruote e da sola invece che spingere quelle della carrozzina di mia figlia di due mesi, non ho potuto non vedere.
I turisti sono una gioia per le scassate finanze di questo paese ed e’ bello osservarli mentre si incantano di fronte a scorci meravigliosi che per noi sono ormai appannati dal quotidiano incontro. Ma perche’, perche’ carissimi vi conciate in quel modo???

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Quelle flip flop, per esempio: siete certi siano poi cosi’ comode sui sanpietrini bollenti, fra lo sterrato del Foro romano e in una citta’ che sta vivendo una prolungata emergenza rifiuti? E poi su, camminare felpati su mosaici paleocristiani non e’ esattamente come sciabattare sulla spiaggia. Poi, gli shorts, ma davvero shorts: a parte che da soli costituiscono l’impedimento a entrare nelle centinata di chiese di Roma, ma anche qui, perche’ portare un capo sostanzialmente balneare, associato inevitabilmente con canotte sbracate e con scritte improbabili?
</span></figure></a> “Turisti”, scultura di Duane Hanson
“Turisti”, scultura di Duane Hanson
Imbattersi sull’ingresso di un hotel in gruppi di persone tutte vestite cosi’ fa subito salire una sensazione di precoce, sudato sfinimento. Percio’, in questa mattina di meta’ luglio, vorrei lanciare una proposta: che gli hotel della citta’, di Roma ma anche delle altre nostre cosiddette “citta’ d’arte”, facciano trovare sui coffee table delle stanze, o nei bagni o dove preferiscono, un breve, semplice, anche ironico “dress code” per il turismo urbano, mirato ad aumentare il tasso di “grande bellezza” delle stesse. Per esempio, suggerendo espadrillas, sandali o sneaker al posto delle famigerate flip flop; pantaloni anche al ginocchio e abitini leggiadri; t-shirt, polo o camicie a maniche corte al posto delle canotte. E non e’ una questione di soldi, perche’ per vestirsi cosi’ basta anche un giro al mercato rionale.

Ma se proprio non riuscite a rinunciare alle flip flop, per favore, vi prego, curate almeno la pedicure, che lo smalto sbeccato e’ l’ottavo peccato capitale, e gettate nel cestino piu’ lontano possibile quel calzino corto bianco o di qualsiasi altro colore che avreste la tentazione di abbinarvi. Basta cosi’ poco per assecondare la bellezza di un luogo, lo sguardo di chi ci incontra, e ingentilire, come possiamo, quest’estate cosi’ aspra.

  • lola |

    Maria, non è rinfacciando un problema che si risolve quello che è stato “denunciato” precedentemente.
    non solo questi sciatti turisti danno fastidio con il loro “vestire” ma anche con il loro comportamento, proprio a Roma quanti ne ho visto buttare per terra la bottiglia di plastica o la carta del gelato a 30cm dall’apposito contenitore, urlare per strada alle 2 di notte, ecc eccc.
    Stesso vestire e stesso comportamento visto a Parigi.
    L’Internazionale del turisto maleducato.

  • Maria |

    Quando tutti gli italiani rispetteranno le regole più basilare della convivenza civile come rispettano quelle dell’abbigliamento, allora, forse, potremmo lamentarci dello stile dei turisti. 😉

    I romani dovrebbero tenere la loro città più pulita e ordinata, prima di avere parole sull’eleganza dei suoi ospiti. Infatti, spero che quando girava in Vespa non parcheggiava sui marciapiedi. Anche una città deve essere elegante e tutte quelle Vespa e Aprilia che scambiano il marciapiedi per un posteggio sono veramente fastidiose.

  • Roberto |

    eh beh! son problemi! A Roma per esempio questi turisti fanno proprio degrado! I locali sono oVVipilati dalla volgaVità di ceVti visitatoVi..

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