Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Grazie Sorrentino! Ma se ora fosse tempo di parole piu’ piccole ed efficaci di “grande bellezza”?

Sono molto felice del meritato premio al film di Sorrentino, ma credo che la consacrazione degli Academy Awards potra’ finalmente farci voltare pagina su questa profusione dolciastra di riflessioni sulla "grande bellezza", che ha asfissiato anche gli ascolti dell'ultimo Sanremo. C'e' bisogno di sostanza, adesso, no? (siamo o non siamo nella nuova epoca del pragmatismo giovanil-subitista?) A personale conclusione di questo percorso di indagine estetica, pero’, ed essendo romana d’adozione ormai da 17 anni, praticamente la meta’ della mia vita, mi chiedo cosa sia piaciuto talmente tanto ai giudici di Hollywood da farci meritare il premio che centellinano con tanta attenzione. Secondo me, questo: "la grande bellezza” rappresenta molto bene come loro ci vedono, come vedono Roma, come vedono l’Italia, un paese scassato, corrotto, tuttavia bellissimo. Quelli che viaggiano sanno cosa c’e’ dentro una passeggiata notturna a Piazza Navona, quelli che conoscono sanno qual e’ l’emozione di entrare in nobili palazzi chiusi al pubblico, quelli curiosi sanno cosa nasconde una serata di primavera su una terrazza vista Colosseo. Si fermano in centro, dentro le mura aureliane, che difficilmente valicano per spingersi per esempio verso gli scavi di Ostia Antica o l’Eur, piuttosto per tornare all’aeroporto di Fiumicino o farsi un giro negli outlet. Dai, cosi’ e’ facile individuare la grande bellezza di Roma e del paese di cui e’ capitale, no? Eppure, credo che sia la stessa cosa che capita a “noi” romani: perennemente imbufaliti per il traffico, stufi delle lungaggini e della logica delle conoscenze, depressi dalla spazzatura che si accumula perche’ le discariche non la tengono piu’, dalle buche per strada, dalle scritte terribili ovunque, annoiati dalla perenne sfida fra romanisti e laziali che coinvolge pure i bimbi e domina le conversazioni delle portinerie (anche dei ministeri) e dei bar, scocciati dalle manifestazioni di qualunque gruppo di interesse che bloccano le strade…eppure, quante volte e’ bastato un tramonto di quelli incendiati di primavera inoltrata per farci sospirare con quella certa tenerezza dei vinti “evvabe’”. E iniziare poi un'altra giornata di rabbie quotidiane. La rabbia e l’orgoglio, come quelli di Jep Gambardella sospeso fra la sua solitudine di ricordi e “il potere di far fallire una festa”, come quella del resto d’Italia, “tutta questa bellezza senza navigatore”, come cantava Ligabue…due sentimenti appassionati e potenti, pero’ che vorrei passassero di moda, per non cadere ne’ nel disfattismo cinico ne’ nell’autocompiacimento che acceca e blocca ogni miglioramento. Forse sarebbe l’ora di, non so, “consapevolezza e umilta’”, oppure di “impegno e fiducia”. Sono parole che mi piacciono di piu’ di una generica “bellezza”, parola che ahime’ si trovava anche in certe ideologie non esattamente liberali, in certe canzoni di regime, in certe vocazioni all’assoluta perfezione fisica e psichica, che vuol dire tutto e non vuol dire nulla, piena e vuota..le parole piccole, serie, umili, sostanziose, mi piacciono di piu’, sono piu’ contemporanee, "cool" e persino piu’ adatte agli anni che verranno. Grazie Sorrentino, ma che dite se adesso la chiudiamo qui con la bellezza?