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E se anche per moda e lusso fosse giusto spendere meno, per spendere meglio?

Prendo spunto dall'ultimo dei sempre interessanti post del blog di Paola Bottelli, che nel weekend chiedeva ai lettori: "quanto spenderete?". I dati sulla domanda interna ahimè li conosciamo tutti, la spending review non è solo materia governativa, ma pane quotidiano per tutti coloro che devono fare gli acrobati fra un budget per le spese e un costo della vista sempre più alto. Però stavo anche riflettendo: non sarà che questa crisi così congelante per i nostri portafogli, oltre a preoccupazioni di varia natura, ci compenserà regalandoci anche la capacità di scegliere meglio ciò che compriamo? Intendo dire con più cura, valutando il valore reale di un oggetto, non solo del boost imposto dal suo marchio, conoscendo la sua provenienza, informandoci su costi e conseguenze sociali, se così possiamo chiamarle.

Non sarà venuto il tempo di una nuova educazione al consumo, meno frivola e isterizzante, più consapevole, colta e persino disincantata (ma non cinica)? Se fosse così, credo che sarebbe una buona notizia per il nostro made in Italy, quello che riesce a esprimere le vere eccellenze degli uomini, della loro creatività e del loro territorio, per cui si è sempre più disposti a pagare un prezzo percepito come "giusto". Non è un po' come se fossimo stati dotati di una specie di nuovo senso, quello dell'opportunità del consumo? Credo in sostanza che gli armadi stipatissimi di una compiaciuta Carrie Bradshaw siano terribilmente passé (un po' 90s, no?) e siano molto più interessanti quelli che custodiscono abiti e accessori con una loro, riconoscibile personalità, che esprime anche quella di chi li ha comprati. Che sono simbolo di scelte individuali, per nulla o scarsamente etero-imposte.

Ieri sono passata da Eataly, è abbastanza vicino a casa mia. Dopo di me, alla cassa c'erano due signori che avevano comprato lo yogurth per la nuova settimana e hanno detto alla cassiera: "Noi siamo pensionati, c'è lo sconto vero?". E lei ha risposto loro di sì, a patto che facessero una speciale tessera. Quei signori erano probabilmente molto più "on budget" di altri che affollavano l'edificio, ma ugualmente avevano scelto di mettere in frigo un prodotto di alta qualità. Magari solo quattro vasetti al posto di sei, d'accordo. Ma la loro scelta mi è sembrata un'avanguardia. 

  • Paliamo |

    Vediamo ora pensiamo tutti. Perché fare una riduzione al 70 % sostenendo che il loro tasso effettivo di profitto reale è solo il 5 % ?
    Tutti i negozi di gioielli , borse e accessori di tutte le marche famose del marchio messo margini di oltre il 400% . Si può sempre trovare qualcosa di buono senza pagare un prezzo così alto .

  • Gioielli Swarovski |

    Maria ha un modo di dire. Io non sono così ricco da comprare roba vecchia.
    Non sempre il prezzo è determinato dalla qualità. Ho incontrato merci a basso costo che sono di alta qualità di marca con un margine enorme

  • Maria |

    Completamente d’accordo. La gente dovrebbe comprendere che i prodotti di qualità forse costano di più, ma durano anche molto di più. Inoltre, questi prodotti (generalmente) rispettano l’ambiente e i lavoratori, quindi nel lungo periodo la società ne è favorita.
    PS: non vedo l’ora che apra il nuovo Eataly Smeraldo.

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