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Tre storie da pausa pranzo, mentre si disfa l’albero di Natale

(Roma, storica tavola calda zona centro, ore 14 circa)

TAVOLO 1. Sono in due, lei una signora sulla settantina, lui sui 45 anni. Vestiti in modo abbastanza dimesso, si parlano con dizione perfetta e modi cortesissimi. Una grande busta di plastica rossa seduta alla terza sedia del loro tavolo, un casco da moto accanto.

– Fra tre giorni parto per la Svizzera, Ginevra. Lì mi apprezzano, starò via tre mesi e sarò praticamente irraggiungibile

– Dai, prenditi una cosa calda prima di rimetterti in moto 

– No, non fa niente., grazie…Certo lì mi apprezzano. Quando posso lavorare io ci metto l'anima, e loro lo capiscono. Anche se poi, per esempio qualche giorno fa, escono giornali con titoli come "Non ne possiamo più", riferito agli immigrati italiani. Vorrei che ci apprezzassero per la nostra voglia di fare, perché ci vedono come scansafatiche

– Hai pensato di riprendere a comporre?

– No, assolutamente, ma chi vuoi che mi dia retta? Hai visto la tv, che cose orrende che girano? E poi le donne, senza garbo, senza dizione…

– Io vedo solo i film in bianco e nero degli anni quaranta

– Sai, da quando è scomparsa mia madre sono tutti spariti…io mi sono rialzato da solo, ma faccio molta fatica. Devo chiederti un favore…

– Dimmi, se posso…

– Mi presteresti qualche centinaia di euro? devo chiudere un ammanco con una banca. Ti giuro su mamma, e tu sai cosa vuol dire per me, che te li ridarò. Se vuoi posso metterlo anche per iscritto

– Caro, volentieri…ma lo sai che sono una pensionata, e adesso ho anche problemi con l'amministratore. Vediamo, però, magari riesco

– Grazie, grazie di cuore!

– Fatti vivo quando ripassi da qui, però. Aspetto che mi porti buone notizie. Lo sai, devi avere pazienza e pensare che questo momento passerà. Sai come si dice, Roma non fu fatta in un giorno solo.

INTANTO, AL TAVOLO 2. Arrivano insieme, si siedono uno davanti all'altra. La signora lavora nel locale, lui è in cerca di lavoro, sui 55 anni circa.

– Mettiamoci qui…Dunque mi diceva, come si chiama?

– Melilli (n.b.: nome di fantasia messo da me)

– E di nome?

– Maurizio (idem)

– Cosa sa fare?

– So fare il pasticcere…torte, bigné, paste, di tutto

– E di dove è?

– Di Palermo, ma vivo a Roma da 10 anni

– Dove sta lavorando ora?

– Guardi, sto in mezzo a una strada. Ogni tanto riesco a fare qualche sostituzione, per fortuna, in un bar all'Esquilino, ma solo questo…

– Senta, sa fare anche cose di rosticceria?

– In realtà no, ma se devo imparo veloce

– Va bene. Senta, dove abita?

– Sulla Tiburtina

– Mi dia il suo numero, poi le facciamo sapere

– Grazie, la ringrazio tanto!

INTANTO, TAVOLO 3: Signora con permanente di capelli rossi, molto abbigliata, con un pacchettino piccolo piccolo di profumeria. Si avvicina il cameriere

– Signora buongiorno, mi dica pure

– Guardi allora prenderei una lasagna, poi la parmigiana e una sprite. Ah sì e poi, quando avrò finito, se per cortesia mi porta uno dei vostri bigné quelli grandi alla crema. Grazie

– A lei

(Nella sala resiste piuttosto spennato un albero di Natale che hanno iniziato a smontare. Oggi è il 7 gennaio, le feste sono finite. E una coppia, probabilmente due amanti in clandestinità, entra e si siede in fondo in fondo, in silenzio. Si scambiano uno sguardo e un bacio felice)

 

  • Monica |

    Quanta delicatezza in uno sguardo.

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