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E se Natale fosse un incubo? Anzi dodici, secondo il libro di Edward Gorey e John Updike

Quest'anno mi sento molto più buona e accogliente rispetto alle feste natalizie e al loro concentrato di lucette, festoni e obbligo ai regali. Voglio dire, mi è sempre piaciuto stare insieme alla mia famiglia che ahimè vedo pochissimo e ritirare fuori dalla cantina quegli scatoloni un po' muffi ma adoratissimi pieni di pezzi del presepio che conosco e mi rigiro fra le mani da quando ho la facoltà di comprendere. Il resto, soprattutto gli spot (dei panettoni e delle offerte telefoniche in primis) e la cosiddetta "atmosfera natalizia", mi fanno venire un po' l'orticaria. 

Anche se nel 2013 mi sento più buona, però, non ho potuto evitare di apprezzare (e acquistare al volo) un mini libro pubblicato nel 2008 che si chiama "I dodici incubi del Natale" (edizioni Alet, piccola casa editrice acquistata poi da Fandango nel 2011), anche per l'altezza vertiginosa dei loro autori, cioè John Updike (vincitore di due premi Pulitzer per la serie dei romanzi del "Coniglio") e uno dei miei illustratori preferiti, il super noir Edward Gorey (un personaggio stupendo su cui tornerò).

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Il libretto è davvero piccolo, tanto che le pagine non hanno nemmeno bisogno di numerazione, e sinceramente farne un pacchetto sarebbe un problema. Ma credo che più che da regalare, questa sia una minima, deliziosa opera da meditare in uno di questi pomeriggi invernali, sfogliandola lentamente e ammirando la minuzia delle illustrazioni di Gorey e le note di Updike. 

Questi dodici "incubi" si materializzano così: incubo numero 2, "Babbo Natale: il testimonial: Perché mai un essere anche vagamente normale dovrebbe abitare al Polo Nord su un blocco di ghiaccio galleggiante? (….) Diffidate dei troppo altruisti: o sono distrubati di mente oppure tramano un intrigo internazionale". Accanto, Gorey disegna Babbo Natale mentre si inserisce furtivissimo in un camino con occhi cerchiati di nero (carico le foto della versione inglese perchè in italiano non ne ho trovate)

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Incubo numero 5, "Le deliziose renne: Zoccoli che tagliano i tetti come coltelli nel burro, traiettorie di volo impazzite che ai più ricordano i mulinelli di foglie morte prima dell'uragano…." E Gorey che disegna un timido omino impaurito che dietro i vetri della sua casa vede cadere alcune tegole del tetto…

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Non scrivo di più perchè altrimenti vi toglierei la sorpresa e l'ironia amara e delicata insieme che  questi due artisti hanno condensato nelle loro pagine. La difficoltà di far riflettere in modo originale e direi anche edificante (soprattutto quando si parla dell'incubo dei regali, da fare e da ricevere ed eventualmente anche da cambiare quando ormai nei negozi si smontano le luminarie) sugli aspetti più triti e tristi di un periodo che per forza deve essere felice e assolutamente scintillante, rende questa piccola opera ancora più preziosa.

Ma questa ve la scrivo, che la trovo geniale: è l'incubo numero 3, dedicato ai piccoli aiutanti di Babbo Natale: "Oggi è sottoproletariato masochista, domani sarà ribellione sanguinaria. Il rat-a-tat-tat dei loro minuscoli martelli è solo l'inizio". Troppo hard? Dai, che tanto in biblioteca c'è sempre il "Canto di Natale" di Dickens pronto ad addolcirci il cuor 

 

  • Giulia Crivelli |

    Edward Gorey è un mito! oltre che un grande amante dei gatti, naturalmente. Il mio libro preferito, tra quelli pubblicati da Adelphi grazie all’innamoramento di Matteo Codignola, è “L’ospite equivoco”

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