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Paolo Costagli, gioielliere-minatore a caccia di gemme rare da Firenze alla Fifth Avenue

"Non usiamo i diamanti rotondi che vanno di moda adesso. Noi cerchiamo il colore, la rarità, i tagli antichi, le ispirazioni originali". Quando ho letto quest'intervista, rilasciata a un magazine asiatico, mi sono subito ricordata del pranzo a Milano dove conobbi l'intervistato, Paolo Costagli. Ci eravamo sentiti via mail per un possibile articolo su Luxury24.it, lui viveva a New York da anni ormai, ma poi capitò che fosse di passaggio in Italia e quindi voilà.  Saranno passati quattro-cinque anni da quel giorno, e Paolo era un ragazzo di quarant'anni che voleva conquistare le difficilissime signore di New York con i suoi gioielli.  "Si soffre – mi disse -, New York a volte ti fa sentire solo e sperduto, ma ce la farò".  

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Da allora,  i suoi splendidi e originali gioielli sono stati pubblicati su vari magazine di moda, ma anche su riviste importantissime per gli high spenders ma ingiustamente sottostimate da molti, come Departures di American Express; Robb Report, diciamo la Bibbia del lusso made in Usa, ha dedicato a Paolo più di un articolo. Paolo ha il suo atelier sulla Fifth Avenue, ha aperto un corner da Bergdorf Goodman e da Neiman Marcus, e da Facebook ho capito che sarà anche fra gli sponsor della Dallas Art Fair 2014 (insieme, per capirci, a Ruinart e Bmw). Insomma, mi pare che Paolo ce l'abbia fatta. E credo che persone come lui se lo meritino tutto a piene mani, questo successo. Vi spiego perché. 

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Paolo viene da Firenze e fin da piccolo, come mi ha raccontato, era affascinato dai gioiellieri di Ponte Vecchio. Lo scintillio delle gemme lo ammaliava. Se nasci a Firenze hai già l'arte e la bellezza nel dna e nell'acqua che bevi e nel cibo che mangi, ma Paolo alimentava questa sua passione anche con le lunghe estati passate fra la tenuta di famiglia nel Chianti e la spiaggia di Castiglioncello. A 19 anni se ne va negli Stati Uniti per fare un corso al Gemological Institute of America. Ma è subito dopo che accade quello che fa capire la profondità della passione del nostro: Paolo infatti, compra un biglietto per la Colombia e passa qualche anno nelle miniere di smeraldi dei Muzo e Cozcuez a imparare a conoscere e scegliere le pietre migliori, le più originali e interessanti. Poi, decide di andare a New York e di provare a conquistarla con le sue creazioni. Lancia la prima collezione nel 1995 e da allora si ispira ai colori, ai paesaggi e alle atmosfere della sua Toscana, e trunk show dopo trunk show, dopo presentazioni, party a cui devi andare anche se non ti va, signore da coccolare, ecco che diventa "Paolo Costagli New York". 

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Oggi dal suo atelier escono orecchini, collane, anelli, anche bespoke, che partono da qualche migliaio di dollari e arrivano anche a 3 milioni, ma anche "gioielli da tavola" come sale&pepe ispirati un po' al design di Gianmaria Buccellati. Ma il suo è uno stile infuso di toscanità, si percepisce da ogni taglio, da ogni linea, da ogni abbinamento cromatico. E per ogni gioiello, la formula è sempre quella: preferire le pietre colorate, rare, inconsuete, ai diamanti, che il marketing degli ultimi anni ha fatto diventare imperatori dei desideri e dell'immaginario collettivo della preziosità. Ecco allora le tormaline verdissime di Paraiba, i quarzi citrini, i peridoti, gli zaffiri viola e i topazi blu e smoky….I diamanti saranno anche i migliori amici delle donne, ma queste pietre colorate sono le migliori amiche delle più ricercate.