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Un gioiello “femminista” e contro il Proibizionismo: l’incredibile storia dell’anello “da cocktail”

Che preferiate quelle “bling bling” alla Kardashian o quelle più vintage alla “Sapore di mare”, le serate d’estate sono meravigliose occasioni per osare con i gioielli (o i bijoux) più divertenti, esagerati, maxi. Mi sono imbattuta in questo bell’articolo di Ase Anderson pubblicato su “The Jewelery Editor“, e-magazine britannico lanciato nel 2010 e dedicato ai gioielli, che vi propongo sul tema e che spiega perché gli anelli “cocktail” si chiamano così (la traduzione è mia, scusate eventuali strafalcioni):

“Gioiello “status symbol” come nessun altro, sembra che l’anello “da cocktail” sia nato come oggetto di ribellione al Proibizionismo negli Stati Uniti d’inizio Novecento. Gli anni 20 sono stati un periodo ricco di tensioni fra i valori tradizionali, che affondavano le loro radici nella nostalgia dell’epoca precedente la Prima guerra mondiale, e i cambiamenti politici in corso. Spesso chiamati i “Roaring 20s’ o l'”Età del Jazz”, quello fu un decennio nel quale le donne non solo conquistarono il diritto di voto, ma iniziarono sempre più spesso anche a lavorare fuori casa. Anche l’abbigliamento ebbe un’evoluzione: le donne abbandonarono gli stretti corsetti e gli abiti lunghi per indossare abiti più corti e pantaloni. Il termine “flapper” fu coniato per descrivere una nuova tipologia di donne, sia negli Usa sia in Europa, che si tagliava ai capelli in un “bob”, si truccava, fumava, beveva e si abbandonava al ritmo della musica jazz del tempo.

 

</span></figure></a> <em>Anello della nuova collezione di Haute Joaillerie di Dior, disegnata da Victoire de Castellane</em>
Anello della nuova collezione di Haute Joaillerie di Dior, disegnata da Victoire de Castellane

L’alcool era proibito, ma questo non fermava le ragazze amanti dei party dal cercare “speakeasies” nascosti, spesso gestiti da gangster, dove si poteva entrare soltanto pronunciando una speciale parola d’ordine. Le “flappers”, in questa scena cocktail underground, avrebbero indossato anelli di taglia maxi per attrarre l’attenzione sul fatto che stavano sorseggiando bevande alcoliche proibite. Infatti, la cultura dei cocktail, che proseguì ben dopo gli anni 20, nacque dal fatto che durante il Proibizionismo l’alcool che si trovava in giro era di così pessima qualità che doveva essere mescolato con altri ingredienti per essere bevibile.

</span></figure></a> <em>Victoire de Castellane</em>
Victoire de Castellane

In questa nuova era di crescenti libertà, un bell’anello da cocktail era anche un modo, per le donne, per dichiarare la propria indipendenza: di solito veniva indossato alla mano destra, a sottolineare che non era un anello di fidanzamento o nuziale, e che pertanto la persona che lo indossava lo aveva comprato con i propri soldi. E questo è un atteggiamento che perdura anche oggi, in una società molto meno restrittiva: Alexandra Ushamirskaya, direttore di Jewellery Theatre, mi ha detto: “Una volta ho avuto una cliente che non aveva mai comprato nulla se non anelli da cocktail. Quando le ho chiesto il perché mi ha risposto sorridendo “Perché posso vederli! Indosso orecchini e collane perché li vedano gli altri, ma degli anelli da cocktail posso godere anche io”.

</span></figure></a> <em>Anello da cocktail con citrino di Buccellati</em>
Anello da cocktail con citrino di Buccellati

Negli anni 50 e 60, poi, l’anello da cocktail divenne l’accessorio elegante per eccellenza per le donne che andavano a un cocktail, al ristorante o all’opera. Andò brevemente fuori moda fra gli anni 60 e i 70, ma solo per tornare ancor più grande e ricco negli anni 80 del power dressing, quando le donne li indossavano sia di giorno sia di notte.

L’anello da cocktail è oggi un protagonista delle collezioni di molti brand e proprio questa primavera Vogue Uk ha implorato i suoi lettori di “indossarne uno a ogni dito”. Un invito che potrebbe suonare un po’ eccessivo per molti tranne che per gli amanti più estroversi del colore, dunque andate sul sicuro, ma evitando la noia, indossandone solo uno e mantenendo sul minimal il resto dei gioielli. E se ne indosserete uno durante un cocktail, non mancate di fare un brindisi a quelle “flappers” che ci hanno regalato queste creazioni così glamour.