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Casual Friday / Quando Karl era grasso e Marc un rospetto. O del cervello nella moda

(Premessa: qui non si pontifica su come si dovrebbe o non dovrebbe essere, in termini di linee del proprio corpo. Tutti noi conosciamo persone dai fisici perfetti di cui però smettiamo immediatamente di subire il fascino appena da quella perfetta bocca escono due o tre frasi. Gerard Depardieu, per dire, con quella sua pancia, secondo me è stato uno degli uomini più intriganti e anche eleganti del passato prossimo)

Ieri sera stavo facendo delle ricerche e mi sono imbattuta in questo blog su Tumblr (vi ricordate Tumblr, il nonno di Instagram?), evidentemente derelitto, poiché l’ultimo post risale all’ottobre 2011, ma che mi ha attratto per l’immediata imponenza del suo nome e del suo concetto: FAT KARL.
Non so quanto sia diffusa la notorietà del fatto che Karl Lagerfeld, il designer dei sogni, ancora per certi versi irraggiungibile nonostante i suoi 83 anni (questa è l’età che mi risulta abbia) per un lungo periodo della sua vita ha avuto una forma che lui ora aborrisce: cioè, è stato grasso. Ben prima che se lanciasse quella frecciatina ad Adele (era il 2012, in un’intervista definì la cantante britannica “un po’troppo grassa”), Karl si mostrava sulle passerelle e ai party bello tondo, sudaticcio, con giacche un po’ smarrite e cravatte improbabili.

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Marc Jacobs ha un po’ la stessa storia: all’inizio degli anni Novanta era vagamente nerd, un po’ informe, come quei pantaloni da golfista del New Jersey che indossa qui.

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Anna Wintour era una gran bella ragazza, ma anche a lei è capitato di conciarsi né più né meno che da uovo di Pasqua nei rischiossimi anni 80

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Fat Karl” ha raccolto tutte queste fotografie, francamente non so da dove le abbia pescate, non predicando altro che il loro esistere, senza finalità di moralismo estetico. Per dire semplicemente “la moda è stata anche questo, le “icone” sono stati anche questo. La vita delle persone è fatta di puntate, fasi, gusti e immagini di noi stessi che cambiano. Ma per essere grandi, e per un lungo tempo, è sul cervello che bisogna puntare e costantemente”

Vado a mangiarmi un altro gelato.