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A San Leucio la seta è pronta a ripartire. Puntando sulla moda

Duecentoquaranta anni sono passati da quel 25 marzo 1776, quando Ferdinando IV di Borbone, re delle Due Sicilie, fondava la Real Colonia della Seta di San Leucio, a pochi chilometri dalla Reggia di Caserta, uno dei primissimi borghi industriali d’Europa, per ospitare maestri della seta francesi e italiani e iniziare una preziosa produzione di tessuti. Il passaggio del tempo ha fatto sopravvivere solo una manciata degli originari opifici e uno di loro, già “De Negri”, con in curriculum circa 10mila disegni originali e creazioni anche per la Casa Bianca, il Quirinale e il Vaticano, sta per inaugurare la sua terza vita: sfrattato nel luglio scorso dalla sua vecchia sede (rilevata dal gruppo Gazzella di Caserta, che a sua volta ha lanciato una sua manifattura), è pronto a riprendere la produzione con il nome di “Antico Opificio Serico di San Leucio”. «La nostra è una scommessa – racconta Andrea Sabelli, alla guida dell’azienda insieme a Francesco De Negri -. Ci siamo spostati in un altro edificio, una palazzina borbonica, sempre a San Leucio, dove abbiamo anche uno showroom di 450 mq su tre livelli. Tutto con i nostri capitali, e con grandi progetti per il futuro».

telaio

Al momento della chiusura l’Opificio aveva 20 dipendenti, la produzione era esportata per il 90% e il fatturato era di 2 milioni, una cifra lontana dai circa 24 miliardi di lire del periodo d’oro della manifattura, negli anni 80 e 90. Da quel piccolo distretto proveniva il 70% della produzione mondiale dei tessuti “top quality” per l’arredamento, «danneggiato da 10 anni di crisi, dalla concorrenza estera, dall’eccessivo individualismo degli imprenditori», dice Sabelli. Per tutelare le aziende storiche del distretto è in dirittura d’arrivo il marchio di qualità “Seta di San Leucio”, proprietà della Camera di commercio di Caserta, che sarà concesso solo alle manifatture che ne avranno i requisiti.

La seta di San Leucio per Oscar de la Renta

Intanto, visto che solo il 5% della produzione di tessuti mondiale è destinata all’arredamento, l’Opificio sta cambiando business: «La moda si è accorta di noi, sta sempre più puntando su tessuti di alta qualità – spiega Sabelli -. A Milano in febbraio le nostre creazioni sono apparse sulle passerelle di Gucci e Roberto Cavalli, con cui collaboriamo da tempo. Abbiamo lavorato anche con Stella McCartney e Oscar de la Renta, realizzato borse per Prada. E il 40% della collezione Fendi Casa è fatto con i nostri tessuti».

Le sete di San Leucio per Roberto Cavalli

Per quest’obiettivo, da raggiungere pienamente entro il 2017, l’Opificio sta organizzando un ufficio stile interno, per lavorare non solo su commessa, ma proporre anche delle proprie creazioni.
Sabelli possiede un’altra azienda in Brianza, la Schiatti tessuti, specializzata nel velluto di seta, che quasi per caso gli ha suggerito un’altra evoluzione: «Nel 2013, passeggiando per Londra, ho visto in una vetrina un nostro velluto a 1.200 sterline al metro e che a me era costato 112 euro. Ho deciso che era il momento di passare alla distribuzione diretta. Ci stiamo provando», dice. Certo, un’iniezione di liquidità e fiducia da parte di un big del lusso, attratto dal potente heritage di San Leucio, sosterrebbe queste ambizioni: «Ci sono contatti con Lvmh, mi piace il loro stile di management – conclude Sabelli -. Siamo aperti a ogni possibilità».

  • Chiara Beghelli |

    Salve Davide, provate a contattare direttamente l’azienda, ecco il link con i riferimenti
    http://www.aos.it/contatti.htm
    In bocca al lupo!

  • Davide |

    Salve, siamo una piccola azienda sartoriale casertana. Avremmo realizzato una mini collezione di abiti esclusivi per bambine, in seta di San Leucio, vorremmo presentarla a chi ha la capacità di rivenderla all’estero al giusto prezzo. Dall’articolo apprendo che ci sono imprenditori che sposano perfettamente il nostro sogno, come possiamo incontrarci per verificare la fattibilità di un’eventuale collaborazione?

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