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Cioccolatini a parte, perché la fiction su Luisa Spagnoli ha avuto così tanto successo?

Ho intravisto che la seconda e ultima puntata della miniserie su Luisa Spagnoli andata in onda ieri sera su Rai1 ha avuto degli ascolti ancora migliori di quelli, già ottimi, del primo episodio. Perché? Inondati di fiction e serie tv come siamo, cosa ha funzionato stavolta? La risposta me l’ha data quell’anti-tv di mio marito, che si è del tutto inaspettatamente appassionato alla fiction in oggetto: “E’ un peccato che di storie così, di bella imprenditoria italiana, non si parli mai!”. E anche moltissimi commenti su Twitter riportavano la stessa osservazione.
Ora, è vero che la storia di Luisa Spagnoli è stata un po’ un’agiografia dettata da esigenze di sceneggiatura, e che moltissimo si è puntato sulla storia d’amore appassionata e clandestina con Giovanni Buitoni, ma credo che la spiegazione del suo successo, nella sua essenza, sia proprio quella identificata dal marito.
Quando si parla di aziende, oggi, si fa quasi solo per parlare di sfiducia, tagli, contratti in scadenza, delocalizzazioni. Ma si dimentica che esistono tanti, tantissimi imprenditori che, all’italiana, vivono nella e della loro azienda come fosse davvero una figlia e che non sacrificherebbero mai la loro creatura, fatta di persone che vi lavorano, sull’altare delle peggiori logiche del mercato contemporaneo. In due recenti interviste, gli ad di due grandi aziende solidamente “di famiglia” mi hanno confessato entrambi: “mio padre ha fondato l’azienda, e anche se ne è uscito è presente ancora, viene tutti i giorni”. Nicoletta Spagnoli, la bisnipote di Luisa, oggi alla guida del marchio di moda omonimo, mi ha detto di aver già iniziato a coinvolgere il figlio Nicola nella gestione, nei suoi aspetti più “innovativi” come l’e-commerce. La chiave è scoprire, o ricordare, che non solo nel passato, ma anche nel presente dell’Italia, ci sono imprenditori così.