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Da Tokyo alle stelle: Azuma Makoto, il fiorista-couturier che rispetta i tempi e gli spazi dei fiori (ma li lancia anche nella stratosfera)

Fra rose, primule, azalee e orchidee, l’anno scorso a San Valentino sono stati venduti circa 12 milioni di fiori. Al mercato di Ota, a Tokyo, ogni anno se ne vendono un miliardo. E non si tratta nemmeno del mercato più grande del mondo, visto che al primo posto c’è quello di Aalsmeer, in Olanda, dove se ne vendono 20 milioni al giorno. A Ota, qualche anno fa, un ragazzo di Fukuoka lavorava part time, per pagarsi l’affitto e le spese mentre tentava di sfondare come musicista grunge. Fiore dopo fiore, però, la necessità è diventata passione, fino a farlo diventare uno degli artisti floreali più apprezzati e ricercati del pianeta. Azuma Makoto ha 38 anni e l’ultima sua impresa è stata congelare letteralmente bouquet di fiori amazzonici, cioè catturarli in blocchi di ghiaccio, per studiare la reazione di petali, stami, foglie, steli.

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A luglio, poi, dal deserto del Nevada, ha spedito nello spazio dei bouquet attaccandoli a dei palloni aerostatici, sui quali a loro volta erano montate delle speciali videocamere che hanno registrato quei colori magnifici brillare nel silenzioso, immenso, monocromatico spazio. Il progetto, dalle immagini mozzafiato, è stato battezzato “Exobiotanica”
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Dopo aver aperto vari negozi in varie zone di Tokyo, Makoto nel 2009 ha inugurato il suo Amkk, che sta per Azuma Makoto Botanical Research Institute, un vero e proprio laboratorio di sperimentazione sui fiori. Chi ci è stato ha scritto che ha qualcosa di medico, di ingegneristico, con i tavoli di metallo e la moodboard per formare le composizioni a mo’ di pannello per esaminare le radiografie. Ma il lavoro di Makoto è tutt’altro che asettico, soprattutto in senso emotivo. “Le piante non sono cose artificali che possiamo manipolare come vogliamo – ha detto in un’intervista a Wallpaper -. La chiave è trovare la loro bellezza e lasciare che le piante la esprimano. Bisogna dare loro spazio e tempo. Ci sono tanti fiori quante stelle nel cielo”. Quanta generosa consapevolezza in queste parole, quanta partecipazione e rispetto insieme.
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Anche per questo Azuma Makoto, come scrivevo, è uno dei più ambiti artisti floreali: ha realizzato pannelli di fiori per Hermès per una mostra al Museo nazionale di Tokyo lo scorso dicembre, ha messo fra gigli i macaron di Pierre Hermé, fra rose bianche i gioielli di Boucheron all’ultima Biennale des Antiquairies di Parigi, lo hanno voluto Dior, Helmut Lang, Dries Van Noten. Nelle sue composizioni, che rispettano i tempi dei fiori, dunque imprevedibili e brevissimi, non c’è però traccia di autocompiacimento per il talento di possedere un’arte così elegante, quanto il desiderio di ascoltare la bellezza, esaltarla e aiutarla a farsi percepire.

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Persino le sue cesoie sembrano forbici da sarto

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Musica e fiori hanno in comune molte cose, fra cui la transitorietà, ha detto in un’altra intervista. Anche per questo per “Iced Flowers” Makoto ha scelto un musicista per comporre una melodia ispirata allo scioglimento del ghiaccio intorno ai fiori, e nelle pause dal lavoro prende la chitarra e la suona. Restando sempre nel laboratorio, perchè non si sa mai che qualcosa possa sbocciare al suo meglio dopo pochi minuti. (ps_ se le rose vi hanno stancato, per San Valentino potreste regalare anche il libro di Makoto, “Encyclopedia of Flowers”, con le sue composizioni fotografate dal socio Shunsuke Shiinoki)

  • ornella |

    spettacolare, da quello che ho letto mi arriva una personalità dotata di una mente aperta che tratta i fiori come persone

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