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Nel rilancio delle borse Moynat (più antiche di Vuitton) una nuova vittoria per il lusso “no logo”

Sembra ieri, ma sono passati gia’ 14 anni dalla pubblicazione di
“No logo” di Naomi Klein, corposo volume che apriva il nuovo secolo
facendo le pulci al business del marchio e a un certo tipo di
capitalismo da brand piu’ che da prodotto. Sarebbe di li’ a poco
iniziata l’epoca di altri libri che avrebbero alimentato movimenti
che tuttora restano protagonisti del nostro tempo, penso a “Fast
food nation” (2001) sulla produzione iper-industrializzata del cibo
(anche se qui consiglio di rileggere il terribile, meraviglioso “La
giungla” di Upton Sinclair) e al docu-film “An inconvenient truth”
di Al Gore, del 2006, che avrebbe fatto fare un salto ontologico
all’ambientalismo ormai un po’ stanco di matrice anni Settanta (a
proposito, il 16 settembre negli Stati Uniti e in Gran Bretagna e’
uscito l’ultimo libro della Klein dedicato appunto al rapporto fra
capitalismo e ambiente, si intitola “This Changes Everything”).

Faccio un salto di campo. Non so a voi, ma a me sembra che anche
nella moda ormai il logo stia diventando un relitto del passato.
penso a certe cinturone con iniziali varie, magliette che non
avevano nient’altro che il nome dello stilista stampato sopra,
borse con loghi o evocative lettere iniziali talmente enormi da
sembrare spot da passeggio. Certo, questa evoluzione interessa
principalmente il segmento piu’ alto di gamma, perche’ chi acquista
prodotti a “entry price” difficilmente rinuncera’ alla manifesta
riconoscibilita’ di cio’ che ha comprato.
Ma appunto, se parliamo di lusso “vero”, allora piu’ alte sono le
sue sfere di appartenenza, piu’ lettere e loghi saranno lasciati a
terra.
E mentre lo stesso Louis Vuitton, un marchio che ha edificato il
suo successo su un logo, ha intenzione di riposizionarsi in questo
senso, silenziosamente e tenacemente un altro marchio si sta
rilanciando partendo proprio da questo “nuovo” segmento di
mercato.
Moynat, questo il nome del brand, nasce anch’esso come produttore
di valigie e accessofi da viaggio, proprio come Vuitton, di cui e’
anche piu’ antico (1849 Moynat vs 1854 Vuitton). Nella Parigi di
meta’ Ottocento Moynat era anche molto piu’ celebre del
concorrente, e lo resto’ a lungo, per poi scomparire nelle nebbie
delle vendite e perdite di ispirazione mentre Vuitton si prendeva
la sua rivincita e conquistava il mondo con il suo Damier canvas.

Fondato da Octavie e Francois Coulembier con Pauline Moynat,
l’atelier era il leader nella produzione di valigie da viaggio e
tutte le auto piu’ lussuose dei primi del Novecento, Bugatti in
testa, sfoggiavano le sue creazioni, che collezionavano premi
nelle Esposizioni Universali (per esempio a Torino nel 1911). Nel
1976, pero’, la sua boutique di Place du Theatre a Parigi chiuse,
destinando quel patrimonio di stile a un veloce decadimento. Fino
al 2010, quando proprio i “brand hunter” di Lvmh lo acquistarono,
scegliendo come direttore creativo l’indiano Ramesh Nair (diplomato
al Nift di Delhi, gia’ da Hermès) e aprendo due boutique nel giro
di due anni, una a Parigi, ovviamente in Rue Saint Honore’, e una
a Mayfair, Londra.

</span></figure></a> L’atelier Moynat oggi
L’atelier Moynat oggi
Non c’e’ logo sulle borse Moynat. la loro forma parla per loro. solo
chi le conosce le sa riconoscere, dando vita a uno scambio di
apprezzamento silenzioso e complice fra chi le possiede.
moynat

Trovo anche molto azzeccata e coerente la scelta di non stringere
partnership con le “solite” first class di aerei o jet privati (vedi
l’elicottero brandizzato Hermes di qualche anno fa), ma con
un’altra icona senza tempo del viaggiare, l’Orient Express, che sta
passando anch’esso una fase di rilancio: per il treno piu’ celebre
d’Europa, Moynat ha appena realizzato una “Malle de Beaute'” in
pellame blu Orient-Express, che richiede ben 250 ore di
lavorazione e racchiude al suo interno cosmetici Guerlain, nonche’
flaconi vintage di Shalimar prodotti da Baccarat. Un incontro a
tre delizioso, discreto, solo per chi conosce e sa riconoscere.
</span></figure></a> la malle de beauté Moynat-Guerlain
la malle de beauté Moynat-Guerlain
E a conferma di questa nuova tendenza a valorizzare il no logo e
insieme tirar fuori dall’oblio marchi ricchi di storia, c’e’ la
notizia che sta per essere rilanciato anche il malletier
britannico John Pound, fondato a Londra nel 1823, dunque ancora
piu’ antico di Moynat. ci sta lavorando il designer Stuart
Eggleton, gia’ in Aquascutum, che lo ha comprato.

  • Giulia |

    buongiorno, che bello leggerti!
    ora vado a vedermi queste borse… anche se l’ultima cosa di cui avrei bisogno sono tentazioni di shopping…

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