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La rivincita dei meravigliosi introversi nel “vero” Leopardi di Martone

Al liceo arrivava sempre il momento in cui il prof di lettere annunciava “e adesso iniziamo con Leopardi”, suscitando in noi, che a 17 anni pensavamo di essere saggi e ribelli insieme, un commento piu’ o meno interiormente espresso: “oddio, quello depresso!”. Salvo poi scoprire, con letture piu’ attente (per esempio la bella, corposa biografia pubblicata qualche anno fa da Pietro Citati) e cuore meno incline ai pregiudizi o al sentito dire, che il poeta di quel bellissimo borgo che e’ Recanati era tutt’altro, o perlomeno molto altro, che depresso.

Ecco perche’ la notizia che il film di Mario Martone presentato al Festival di Venezia ci offre un Leopardi “vero”, cioe’ ribelle alla sua famiglia piuttosto piccolo borghese e oppressiva nelle regole e nelle aspettative, entusiasta della vita nonostante la grave malattia che presto lo afflisse, curioso quasi fino alla mania di sapere perche’ amante del mondo e delle sue cosi’ molteplici, anche lontane, realta’, e’ un’ottima notizia. Perche’ racconta in modo alternativo e curioso un personaggio che troppo spesso ha subito giudizi codificati, e perche’ rende giustizia a modi di essere che la meriterebbero, e invece sono sepolti dagli stili di vita da copertina.

Per esempio agli introversi. Ai timidi. Ai silenziosi, a chi non si fa mai avanti per primo, e non per incapacita’ o incompetenza. A chi ama e sa scovare e apprezzare la bellezza del mondo, ma siccome non sta a farsi di continuo selfie con la boccuccia a cuore con il suo profilo stagliato contro la movida aperitivosa in spiaggia al tramonto, allora viene tacciato di non sapersi godere la vita. Magari anche emarginato. Rende giustizia a chi avverte dentro e sa riconoscere i sentimenti piu’ sofisticati, ma siccome non li esprime pubblicamente, o per primo, infarcendo ogni conversazione di io-io-io, gli altri lo bollano di monotonia, silenzi, noia. Penso a quei tanti adolescenti, ma anche agli adulti, che, come Leopardi, avrebbero solo bisogno di essere conosciuti nella loro complessita’, nella diversita’ dai modelli mainstream.

Auguro a Martone tutto il successo che merita, ma se “il giovane favoloso” riuscira’ a illuminare chi lo vedra’ della voglia di andare oltre i pre-giudizi o gli incasellamenti del “favoloso” dover essere contemporaneo, almeno per me avra’ gia’ vinto il premio piu’importante.

  • Giulia |

    ciao chiara, oggi sul domenicale seconda “lettera inventata” di Leopardi! non perderla! un abbraccio

  • Chiara Beghelli |

    @giulia: ciao cara! La recupero subito
    @roberto: grazie per il suggerimento, ho dato una rapida occhiata sul web e mi sembra un libro interessantissimo.

  • Roberto |

    piccolo borghese?

    per introverso
    consiglio la lettura di “quiet” di susan cain

  • Giulia |

    Ciao carissima!
    hai letto il pezzo sul Domenicale, la “finta” lettera di Leopardi al Sole? purtroppo era sulla politica… ce ne dovremmo inventare una sull’amore!

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